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Quattordici anni fa, quando avevi voglia di un caffè o di un gelato, trovavi nelle tasche o nella borsa le Lire, “le Franc français”, “die Deutschmark”, “o Escudo português” o “el Peso espanol”; tutte monete ormai sostituite dall’euro. A noi di tracciare la storia di questa valuta definendo l’idea che noi italiani ci siamo fatti.

Nel 1957, mentre gli Stati Uniti erano in guerra in Vietnam, quelli che dovevano essere gli “Stati Uniti di Europa” si concentravano sulla costruzione del mercato unico. Anno dopo anno, durante il processo di consolidazione dell’Unione, il desiderio di una più stretta cooperazione economica si faceva sentire.Il trattato sull’Unione europea (Trattato di Maastricht) venne approvato nel 1991 e, con esso, venne affermata la volontà di introdurre una moneta comune forte e stabile.

Iniziarono dunque i preparativi logistici per la nuova valuta europea che ancora non aveva forma, nome né dimensione ed esisteva solo nei pensieri dei popoli e delle istituzioni.Nel frattempo, all’Istituto Monetario Europeo, predecessore della Banca Centrale Europea, ci si occupava dell’aspetto che avrebbe avuto la moneta unica. Fu nel 1996 che si scelse il disegno definitivo tramite un concorso il cui scopo era trovare un design accattivante per questa novità – eh sì, l’IME non ne veniva proprio fuori da solo!

Il nome era stato deciso l’anno prima, a Madrid, capitale spagnola della fiesta e dei chupitos.Adesso, occorreva trovare un simbolo adatto al nuovo nato: Epsilon, la quinta lettera dell’alfabeto greco che evoca la civiltà europea, diventerà immagine di pagamento, debiti, conti in rosso e mutui. Le due linee orizzontali che decorano la lettera rappresentano la stabilità della valuta.Durante il concepimento dell’euro si pensò davvero a tutto, materiali (fibre di cotone sbiancate) e metodi anti-falsificazione (filigrana, filo di sicurezza, inchiostri speciali…) furono studiati nei minimi dettagli.

Nel 1998 l’IME, ormai BCE, lanciò la prima stampa pilota. L’euro entrò in circolazione nel 2002, lo stesso anno in cui Ronaldo ottenne il suo secondo pallone d’oro e Joe Strummer, chitarrista dei The Clash, morì. Si sentì il bisogno di una campagna di comunicazione per sensibilizzare ed informare del cambiamento; strade, centri commerciali e supermercati vennero invasi da persone travestite da euro giganti. Si cercò di informare il pubblico riguardo questa novità tramite un sito web molto accurato comprendente una sezione per ragazzi, partenariati con organizzazioni del settore pubblico e privato, relazioni stampa ecc.

I traduttori ebbero di che nutrirsi in quell’anno, poiché dovettero tradurre il materiale della campagna nelle allora 11 lingue ufficiali dell’Unione e redigere una guida sulla valuta in ventitré lingue. Fu un lavoraccio soprattutto per la Spagna, dove la traduzione si fece in catalano, castellano, euskera e gallego.

euro-valeur-dollar-monnaie-depreciationPuoi ora dire di conoscere la storia della tua moneta, a GRANDI linee. Prima di lasciarti con la consapevolezza di ciò che possiedi (o no) nelle tasche, desidero però fare un paio di riflessioni sull’immagine che il popolo italiano ha dell’euro.

Torniamo indietro al 2002: un euro corrispondeva a 1936,27 lire, ciò favorì le speculazioni in quanto 1936,27 venne arrotondato a 2000. Inoltre, poiché in un primo periodo l’euro circolò affiancato dalla lira, i cittadini italiani avevano la possibilità di scegliere con quale valuta pagare. Molti commercianti ne approfittarono dunque diffondendo l’equivalenza “un euro uguale mille lire”, i prezzi dei beni di consumo aumentarono e il potere d’acquisto dei cittadini diminuì. Questa situazione dipese in gran parte dall’assenza di controllo statale.

A livello internazionale, la lira veniva considerata poco credibile a causa delle ripetute svalutazioni. L’euro avrebbe dunque reso più stabili i prezzi e l’economia italiana, e soprattutto avrebbe dato un’immagine migliore del nostro paese all’estero.

Un altro fattore positivo della nuova moneta fu la riduzione dei costi di transazione e la conseguente facilità negli scambi internazionali.

Ma gli italiani affermano tuttora: “Con 2.000.000 lire arrivavo senza problemi alla fine del mese, ora con 1000 euro si fa fatica”, questa è una delle frasi più ricorrenti e che infuoca gli spiriti nazionalisti italiani favorevoli al back to basics. Tuttavia l’immagine “euro cattivo, lira buona” siamo noi ad averla creata, a causa della nostra avidità e voglia di arricchirci senza sforzi. L’euro, “” ha apportato stabilità dove prima dominava il caos, ha reso l’Italia molto più appetibile nel campo degli investimenti internazionali evitandoci il flagello che avremmo potuto vivere durante la crisi del 2008 se avessimo avuto una moneta debole e instabile come la lira.

Giada LUNAZZI

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