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Forte delle sue 72 consultazioni popolari, l’Italia è di gran lunga in Europa il paese referendario per eccellenza. Ben più che l’ennesimo in sette decenni di storia, il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 sarà ricordato come forse il più controverso. Non solo il voto del popolo sarà in grado di mettere a repentaglio l’esistenza dello stesso Governo ma anche quella del Partito Democratico. Per quanto Matteo Renzi abbia messo la propria testa sul palio, molte sono le alleanze intestine al partito a dargli contro; quella tra Renato Brunetta e Massimo D’Alema ne è un chiaro esempio. La battaglia per il Sì e per il No è all’ultimo sangue e smaschera, dunque, senza pena alcuna, i voltafaccia e le instabilità che animano il panorama politico italiano.

Il referendum fa seguito alla riforma approvata il 12 aprile in quarta lettura alla Camera; mentre la campagna per il Sì è ovviamente guidata dal Premier Matteo Renzi, quella per il No è condotta dalla minoranza del PD, da Silvio Berlusconi, dal M5S e dalla Lega. In qualità di giudice ultimo, il popolo dovrà rispondere al seguente quesito: « Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?

 Ma cosa implica concretamente il testo che gli italiani saranno chiamati a votare? Si tratterà di un referendum costituzionale « confermativo » il cui scopo sarà approvare, o meno, la riforma conosciuta sotto il nome dell’attuale ministra Maria Elena Boschi e sostenuta dal Governo Renzi. Il cuore della riforma è costituito dalla cosiddetta « abolizione del Senato » i cui componenti passerebbero da 315 eletti dai cittadini a 95 nominati da consigli regionali. I nuovi senatori non percepiranno stipendio ma godranno però delle stesse immunità dei deputati. Al fine di poterli intercettare, dunque, servirà l’autorizzazione del Senato, anche per poterli arrestare. Sarà inoltre abolito il rimpallo tra Camera e Senato per approvare le leggi, il Senato si occuperà unicamente di leggi regionali e non voterà più la fiducia al Governo. Al posto dei senatori a vita, il capo dello Stato nominerà 5 senatori che però resteranno in carica per soli 7 anni. Tra gli elementi più controbattuti ritroviamo inoltre l’esproprio dei poteri delle regioni e la triplicazione, da 50 mila a 150 mila, delle firme necessarie per presentare una legge di iniziativa popolare…

Sebbene la testa di Renzi si senta chiamata in causa, il fatto che il referendum rappresenti veramente un plebiscito su di lui resta fonte di discussione. In effetti, si voterà a distanza di soli pochi mesi dalle elezioni amministrative. Benché secondo i sondaggi, il No sia per momento in leggero vantaggio, molti sono gli italiani che contano di restare a casa il giorno del referendum. Che questo sia un segno di protesta facente seguito ad una campagna sfociata, ancora una volta, in una lotta politica all’insegna delle antipatie e degli interessi personali?

Virginia AZZI

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