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Da Febbraio 2014, l’Italia ha un nuovo primo ministro: Matteo Renzi.

Il suo governo giunge a seguito dei due governi “tecnici” di Mario Monti e Enrico Letta, chiamati a stabilizzare la situazione italiana dopo il fracasso dell’ultimo governo Berlusconi e l’impatto della crisi economica sulle finanze italiane.

Nel mese di gennaio 2016, Renzi ha aspramente criticato la gestione della crisi migratoria dell’UE, considerandola ingiusta. A scatenare il dissenso del premier è la cosiddetta « spesa migranti Turchia » che consiste nello stanziamento di fondi europei atti ad aiutare economicamente la Turchia nella gestione della crisi dei migranti.

Ebbene, l’Italia intende poter usufruire in egual maniera di questo aiuto economico, giacché da anni è impegnata a gestire l’arrivo via Mediterraneo di numerosi migranti che vedono in essa la “terra promessa”.

Com’è noto, la crisi economica ha fortemente interessato “lo Stivale”, che incontra ora profonde difficoltà nell’intento di azzerare il suo debito, il quale ha ormai raggiunto picchi storici preoccupanti. Nonostante le numerose riforme, l’Italia spesso criticata dei governi Monti e Letta, ma anche del governo Renzi, non riesce a risollevarsi da questo periodo nero per le sue finanze. Ed è per questo motivo che Renzi ha richiesto più e più volte alla Commissione di fare un passo indietro sulle decisioni prese in merito alla flessibilità e alle manovre italiane, ancora non promosse da Bruxelles.

Si può’ dunque pensare che dietro alla volontà italiana di poter beneficiare della clausola migranti, che vale lo 0,2% del PIL, ovvero oltre 3 miliardi di euro, ci siano degli interessi per l’economia del paese per i quali questa clausola potrebbe essere molto utile al Belpaese, poiché permetterebbe a Renzi di non dover richiedere ulteriori sforzi economici agli italiani, che si dicono ancora molto provati dalle misure anti-crisi e che non vogliono più che il loro portafogli venga toccato.

La risposta di Bruxelles e del Presidente della Commissione non si è fatta aspettare, criticando fortemente i toni del premier italiano: Jean-Claude Junker ha ribadito la sua volontà di recarsi a Roma perché l’atmosfera con l’Italia iniziava a farsi “pesante”. Junker ha criticato inoltre una frase pronunciata da Renzi alla fine del semestre italiano di presidenza, in cui quest’ultimo affermava di essere stato lui stesso ad aver introdotto “flessibilità”. La frase incriminata è stata subito rivisitata dal premier italiano, che ha ammesso i meriti di Bruxelles in questa manovra.

Ma tutto questo astio sembra essere tornato alla normalità dopo la tanto attesa visita del Presidente della Commissione in Italia, che è sembrata essere una vera e propria “rimpatriata” tra vecchi amici.

I malumori dei mesi antecedenti sembrano infatti esser stati completamente dimenticati da entrambe le parti, dando così spazio ad una “sviolinata” di complimenti reciproci: se da una parte Junker elogia ora il comportamento dell’Italia nei confronti della crisi dei migranti, dall’altra Renzi ribadisce la volontà dell’Italia di continuare a collaborare con l’UE.

Insomma le tensioni sembrano essere state messe da parte per il bene comune e per mantenere un’unità europea già al quanto fragile di per se’ e che non necessita certo di trovare nemici anche tra quelli che sono stati i paesi fondatori dell’Unione Europea.

Ma il popolo italiano è davvero contento del dietro front del suo premier o avrebbe preferito che questi restasse sulle sue idee rispetto all’atteggiamento di Bruxelles?

Lo scopriremo solo vivendo…

Natacha DA ROCHA

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